Rinnovabili: ritardi delle Regioni dai 20 ai 45 anni.

L’Italia affronta una sfida cruciale nel raggiungimento degli obiettivi di transizione energetica fissati per il 2030, con un ritardo dai 20 ai 45 anni sulla scadenza prevista: ecco la pagella secondo il report Scacco matto alle rinnovabili 2025 di Legambiente.

Il Paese ha installato solo il 22% dei 80.000 MW necessari, lasciando un deficit di 62.284 MW da realizzare entro i prossimi sei anni.

Il quadro regionale mostra disparità significative, con il Lazio unico territorio in linea con gli obiettivi, mentre Valle d’Aosta, Molise, Calabria, Sardegna e Umbria accumulano ritardi che vanno dai 20 ai 45 anni. Ostacoli burocratici, opposizioni locali e politiche energetiche controverse aggravano la situazione, con oltre 2.000 progetti bloccati a livello nazionale.

Dice Legambiente ”  la Valle d’Aosta impiegherà 45 anni per raggiungere l’obiettivo 2030 pari a 328 MW (ad oggi ha raggiunto solo il 7%) “

Il Lazio: Modello di Efficienza Energetica

Progressi e Strategie Attuative

Il Lazio emerge come l’unica regione italiana in grado di centrare l’obiettivo 2030 di 4.757 MW, avendo già raggiunto il 39,9% della quota prevista. Questo successo deriva da una combinazione di snellimento degli iter autorizzativi e collaborazione tra enti locali e stakeholder privati. Un esempio è il parco fotovoltaico di Latina, progetto da 120 MW attualmente in fase di valutazione ambientale, che integra tecnologie di accumulo a batteria per ottimizzare la distribuzione energetica.

La Regione ha inoltre avviato un piano di repowering per gli impianti eolici esistenti nella provincia di Viterbo, mirando ad aumentare la capacità produttiva del 30% senza espandere l’occupazione di suolo.

Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige: Ritardi Contenuti

Criticità e Interventi Correttivi

Nonostante un ritardo stimato di due anni, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige mostrano dinamiche contrastanti. Il Friuli, bocciato da Legambiente per l’approccio restrittivo alle aree idonee, registra un tasso di realizzazione del 28% sugli 890 MW previsti. Un caso emblematico è il progetto eolico di Tolmezzo, bloccato da due anni a causa di contestazioni legate all’impatto paesaggistico. Al contrario, il Trentino-Alto Adige ha sbloccato 15 impianti agrivoltaici nel 2024, sfruttando sinergie tra agricoltura e produzione energetica, come il sistema a pannelli mobili nella Val di Non che consente la coltivazione di mele sotto i moduli.

Sicilia e Puglia: Potenziale Inespresso e Contrasti Istituzionali

Il Paradosso delle Energie Rinnovabili nel Sud

La Sicilia, con il 17% di 10.485 MW realizzati, incarna il paradosso di una regione ricca di risorse solari ed eoliche ma ostacolata da lungaggini burocratiche. Il mega-progetto fotovoltaico di Enel Green Power nel ragusano (250 MW) è fermo dal 2022 in attesa del parere del Ministero della Cultura. In Puglia, nonostante il rimando nell’iter delle aree idonee, si segnala l’avanzamento del parco eolico offshore Taranto Nord, primo nel suo genere in Italia, con 65 turbine per una capacità di 450 MW, la cui costruzione inizierà nel 2026.

Sardegna e Toscana: Il Muro delle Aree Non Idonee

Impatto delle Politiche Territoriali

La Sardegna, con il 99% del territorio dichiarato non idoneo alle rinnovabili, rappresenta un caso estremo di blocco istituzionale. Il progetto eolico di Bitti (Nuoro), da 180 MW, è stato cancellato nel 2023 dopo il ricorso della Regione alla Corte Costituzionale.

Analogo destino ma meno oscuro per la Toscana, dove il 70% delle aree è inaccessibile: a Capalbio (Grosseto), un impianto fotovoltaico da 80 MW è stato osteggiato dalla giunta regionale nonostante l’approvazione iniziale. Entrambe le regioni stanno sperimentando modelli alternativi, come i community energy project in Sardegna, dove cooperative locali gestiscono piccoli impianti condivisi.

Valle d’Aosta, Molise, Calabria e Umbria: Ritardi Strutturali

Cause e Prospettive di Recupero

In coda alla classifica, Valle d’Aosta (7% di 328 MW), Molise (10% di 1.000 MW), Calabria (12% di 3.173 MW) e Umbria (13% di 1.756 MW) evidenziano carenze infrastrutturali e mancanza di pianificazione.

In Calabria, il conflitto tra Regione e Comune di Acri (Cosenza) sull’eolico ha congelato investimenti per 200 MW. L’Umbria punta sull’idroelettrico di piccola scala, con 15 micro-impianti in via di realizzazione lungo il fiume Nera, mentre la Valle d’Aosta sperimenta geotermia a bassa entalpia per riscaldamento urbano.

Progetti in Stallo e Proposte di Legambiente

Analisi dei Blocchi e Raccomandazioni

Dei 2.109 progetti avviati dal 2015, 1.367 (79%) sono fermi in fase istruttoria. Il caso più emblematico è il reblading del parco eolico di Lacedonia (Avellino), bloccato dal 2020 nonostante il parere favorevole del Ministero della Cultura. Legambiente propone:

  1. Snellimento degli iter, soprattutto per il repowering degli impianti esistenti.
  2. Potenziamento del personale tecnico negli enti locali.
  3. Revisione del Decreto Aree Idonee e della Legge 199/2021 per ridurre ambiguità.

Conclusioni: Verso una Transizione Equilibrata

Il ritardo italiano dipende da un mix di fattori burocratici, opposizioni locali e framework normativo contraddittorio. Mentre il Lazio dimostra che un approccio integrato è possibile, regioni come Sardegna e Toscana rischiano di compromettere gli obiettivi nazionali. L’implementazione delle raccomandazioni di Legambiente, unita a un dialogo più strutturato tra governo centrale e enti locali, appare l’unica via per colmare il gap e sfruttare appieno il potenziale delle rinnovabili.

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