Dopo il bambuseto gigante di due ettari piantumato l’ anno scorso a Porcigatone, quest’ anno se n’ è aggiunto un altro vicino a Bedonia, e con questi diventano due quelli in Val di Taro.
L’appezzamento di terreno presenta un forte declivio, con alcune zone sassose.
Non sarebbe idoneo per le colture tradizionali ma ben si può adattare al bambù un’erba gigante ed infestante che se opportunamente gestita, porta nell’ arco di 5-6 anni alti rendimenti , dell’ ordine di 15.000-20.000€ per ettaro.
A questo proposito và ricordato che è utile predisporre subito un fosso perimetrale per contenere la crescita dei rizomi all’interno dell’ area destinata alla coltivazione, da tenere periodicamente pulito.
Così , fra qualche anno, oltre ai rinomati porcini di Borgotaro, potremo gustare da Val di Taro i germogli freschi di bambuseti giganti a Kilometro ZERO, invece di quelli in salamoia dalla Cina.
Il n°6/2017 della prestigiosa rivista Vita in Campagna, ha proposto un mio articolo sul BAMBU’ GIGANTE, riportando tecniche colturali, redditività, commercializzazione e vivai ove reperire le piante madri.
Il tutto come riportato nelle pagine seguenti e pubblicato da Vita in Campagna e il bambù gigante:
Anche i vivai non sono più gli stessi , i migliori sono quelli che forniscono piante adulte e con specie di bambù ben riconoscibili ovvero il Phyllostachys edulis è il RE dei bambù
Vorrei partire da un interessante studio fatto dal prestigioso Istituto di Ricerche del Credit Suisse una delle più quotate banche a livello mondiale.
Nel video che vi allego troverete esposte le problematiche insite nel consumo non razionale dello zucchero, delle malattie che ne derivano e di come dolcificanti naturali a ZERO calorie come la stevia siano una delle soluzioni al problema.
Molti governi , come il Messico, di fronte agli enormi costi che la Sanità pubblica deve affrontare per combattere l’obesità e malattie connesse, hanno aumentato la tassazione delle bevande zuccherate già dal 2014. Negli anni successivi hanno rilevato una diminuzione del consumo di bevande del 7,6 %., sulla stessa linea di riduzione del consumo di zucchero, si sta muovendo la Federazione Mondiale dei Dentisti
Visto che circa la metà della popolazione europea è sovrappeso, è facile dedurre quanto posso essere grande il mercato degli edulcoranti di cui gli stevioidi estratti dalla stevia rivestono un ruolo fondamentale.
Gruppi come Coca Cola, Pepsi, Zuegg, Ferrero stanno già utilizzando e pubblicizzando prodotti contenenti derivati della stevia.
Vale ancora la pena insistere in coltivazioni estensive come pomodoro da industria o barbabietola da zucchero, colture a basso rendimento e con alti costi di gestione ???
Considerando un prezzo di ritiro fra i 2,5€ – 3,5€al kilo per le foglie secche, il fatturato per una piantagione di 10-20 ettari e per 2 raccolti l’ anno ( la raccolta avviene ogni3-4 mesi) è di 18.000-20.000 $ l’ettaro.
Pomodoro e bambù gigante: due storie diversamente affascinanti.
“Il pomodoro ha origini dal Perù, Equador e Messico ove era conosciuto col nome azteco “xitomate” o “zitomate” e giunse in Spagna e poi in Italia nel ‘500
Attraverso il possedimento spagnolo di Napoli, nel sec. XVI, il pomodoro, con il nome di “mela d’oro” o “pomo d’oro” e attraverso Genova e Nizza arrivò in Provenza, utilizzato prevalentemente per abbellire i balconi. Dalla Spagna, al seguito della dominazione Araba, il pomodoro arrivò anche in Sicilia, dove si trovano le più antiche ricette italiane a base di pomodoro” .
A poche centinaia di kilometri già allora si estendevano enormi foreste di bambù gigante: la sua diffusione si allaga dalla Cina al Sud Est Asiatico, India , Madagascar, Africa Centrale, Stati a Nord dell’ America Meridionale.
distribuzione del bambù nel mondo
Solo in Cina ci sono 7 milioni di ettari di bambuseti, un’ estensione pari ad un quarto dell’ Italia ed un indotto di centinaia di milioni di euro.
Fatta questa premessa , è evidente che non stiamo parlando di piante poco conosciute o sperdute in qualche altopiano dell’ Himalaya.
Eppure pochi di noi agronomi, in Italia siamo circa 20.000, ci siamo chiesti se questa pianta erbacea “gigante “ potesse essere utile quale diversificazione di colture con rendimenti marginali. E che dire delle 23 facoltà d’ agraria presenti in Italia ? Possibile che nessun docente si sia mai chiesto se questa coltivazione potesse essere di qualche interesse per sollevare le sorti della sofferente agricoltura italiana ?
E qui può venire una riflessione, anche se non l’unica, sull’ oscurantismo che fino a ieri ha accompagnato il bambù gigante: che interesse può suscitare una pianta che si semina ogni cento anni e non richiede l’utilizzo di diserbanti ed antiparassitari ?
C’è voluto non un agronomo od un docente d’agraria ma un albergatore di Cattolica con buon fiuto per gli affari , per portare alla ribalta il bambù gigante ed avviare, in Italia, un piano industriale imperniato su questa affascinante e redditizia coltivazione.
Naturalmente come tutte le coltivazioni, anche il bambù ha le sue problematiche: và fatta un’ attenta analisi dei terreni ove impiantare, seguendo le regole agronomiche tipiche dei bambuseti industriali che purtroppo pochi conoscono.
Ma perché piantare il bambù gigante ?
L’ agricoltore avveduto è quello che guardando al futuro riconosce le nuove tendenze dei consumatori. E’ di questi giorni la campagna nazionale della Scotti sul riso ( di origine indo-pakistana ) basmati: solo un anno fa chi avrebbe osato pubblicizzare un riso che non fosse una varietà Carnaroli o Arborio ? Non vi è dubbio che una società come il Gruppo Scotti, con oltre 220 milioni di euro di fatturato , abbia fatto approfondite indagini di marketing prima di lanciare un nuovo riso orientale.
Anche nella cucina , la globalizzazione porta alla ricerca di nuovi prodotti, motivo per cui fra due-tre anni troveremo sugli scaffali dei supermercati i germogli di bambù freschi, che soppianteranno quelli in salamoia, di cui già ora se ne consumano, importati, circa 4000 tonnellate .
Molti mi chiedono se vale la pena di inizare a coltivare il bambù gigante se non ci sono certezze sulle filiere a valle, se c’è un mercato di germogli bambù freschi. I dati per costruire un realistico piano strategico ci sono e vi espongo quello di una delle filiere più promettenti. Germogli freschi: in Italia ci sono 110.000 ristoranti di cui circa 10.000 cinesi Considerando un consumo medio di 1kg al giorno per 10.000 ristoranti, abbiamo 3650 tonnellate di germogli in salamoia, attualmente importati dalla Cina, oltre a quelli venduti nei negozi etnici di alimentari per un giro d’ affari a 3 € al kg di 11 milioni € e oltre.
Considerando la presa di coscienza dei consumatori sempre più attenti alla provenienza degli alimenti , cosa possono dire di questi alimenti cinesi molto scarni di informazioni ( vedi origine “Cina” nella foto in basso ) ?
meglio un germoglio di bambù fresco italiano, di cui in etichetta troveremo Azienda e territorio d’origine ?
meglio un germoglio fresco od uno in salamoia, immaginate per somiglianza un carciofo fresco ed uno in scatola ?
Sempre da rilevamenti facilmente riscontrabili su Google, ricordiamoci che oltre 5 milioni di italiani mangiano vegetariano e sono in perenne ricerca di nuovi alimenti per arricchire la dieta quali potrebbero essere i germogli di bambù ricchi di vitamine e di potassio ! Per inciso fra il 4°-5° anno un bambuseto produce circa 500 kg/ettaro di germogli a 2 € al kilo fanno 1.000 € ma in crescita esponenziale !
scatola germogli bambù in salamoia
Pertanto il mercato dei germogli bambù freschi è tutto da costruire !
Da studi recenti ( Stephane Schroder, dicembre 2012 ) sono circa 110 le specie di bambù i cui germogli sono commestibili ma alcuni I germogli di bambù sono tossici.
Fra le altre specie elencate da Schroder, alcune contengono piccole quantità di glicosidi cianogenici , sostanze nocive presenti in molti vegetali , come nei noccioli delle albicocche.
Qualora non si sia certi della specie a cui appartengono i germogli di bambù e se sono tossici, è buona norma cuocerli.
E’ sufficiente una cottura per 10-15 minuti in acqua bollente: il calore anche per breve durata, è sufficiente a distruggere queste sostanze termolabili.
Come nella maggior parte dei ristoranti cinesi ed etnici potete trovare ricette a base di germogli di bambù purtroppo in salamoia e di provenienza cinese.
Speriamo in un prossimo futuro di trovare come in Oriente nei supermercati gemogli di bambù provenienti da bambuseti italiani.
Tengo a sottolineare che i germogli usati sono freschi, raccolti non in Cina o in Ghana ma alle porte di MIlano da un bambuseto spontanei di una ventina d’anni d’età.
Devi effettuare l'accesso per postare un commento.