In Italia la “rivoluzione dolce” della stevia

Arriva in Italia la rivoluzione dolce della STEVIA.

Come ci informa il portale informazionemoderna.info, il 3 luglio 2017, il colosso mondiale dello zucchero, Eridania , altro marchio storico d’ eccellenza italiana  passato un anno fà ai francesi,  lancia sul mercato due nuovi prodotto di origine naturale lo Sciroppo d’Agave alla dolcezza della Stevia ( contiene glicosidi steviolici)

In testa avete trovato Tropical & Stevia zucchero di canna e stevia, che assicura elevato potere dolcificante e ridotto apporto calorico, un prodotto biologico ottenuto nel pieno rispetto dell’ambiente e OGM free.

Quasi contemporaneamente arrivano i gelati a base di STEVIA: la Sammmontana lancia la gamma Levia senza zucchero e propone un gelato ai gusti crema e vaniglia ed i ghiaccioli assortiti limone e pompelmo rosso.

sammontana stevia

In effetti l’ avvento della stevia in Italia è avvenuto nel 2012 dopo l’ autorizzazione alla commercializzazione di questo dolcificante da parte di Efsa (European food safety authority) in tutti i Paesi dell’Unione Europea. “I prodotti a base di stevia, o meglio dello stevioside contenuto negli estratti delle foglie, sono di origine naturale proprio come lo zucchero, ma hanno un apporto calorico nullo . A gennaio di quell’ anno è iniziata  in Italia la distribuzione di Misura Stevia, prodotto da Merisant, azienda leader mondiale nei dolcificanti da tavola.

Domanda: cosa aspettano gli agro-imprenditori e le loro associazioni a prendere ” il treno” della stevia in sostituzione di colture che affamano i nostri contadini ???

Per inciso in queste ultime settimane oltre 3000 persone hanno visto sul mio blog , i post della stevia.

Val di Taro bambuseti giganti

Dopo il bambuseto gigante di due ettari piantumato l’ anno scorso a Porcigatone, quest’ anno se n’ è aggiunto un altro vicino a Bedonia, e con questi diventano due quelli in Val di Taro.

L’appezzamento di terreno presenta un forte declivio, con alcune zone sassose.

Non sarebbe idoneo per le colture tradizionali ma ben si può adattare al bambù un’erba gigante ed infestante che se opportunamente gestita, porta nell’ arco di 5-6 anni alti rendimenti , dell’ ordine di 15.000-20.000€ per ettaro.

A questo proposito và ricordato che è utile predisporre subito un fosso perimetrale per contenere la crescita dei rizomi all’interno dell’ area destinata alla coltivazione, da tenere periodicamente pulito.

In alternativa basta tenere ogni sei mesi sarchiata l’area perimetrale del bambuseto.

bambuseto a Bodonia in val di Taro
Scavo perimetrale

Così , fra qualche anno, oltre ai rinomati porcini di Borgotaro, potremo gustare da Val di Taro i germogli freschi di bambuseti giganti  a Kilometro ZERO, invece di quelli in salamoia dalla Cina.

 bambuseto gigante nel 2017 a Bedonia
Nuovo bambuseto impiantato nel 2017 a Bedonia

Vita in Campagna e il bambù gigante

Il n°6/2017 della prestigiosa rivista Vita in Campagna, ha proposto un mio articolo sul BAMBU’ GIGANTE, riportando tecniche colturali, redditività, commercializzazione e vivai ove reperire le piante madri.

Il tutto come riportato nelle pagine seguenti e pubblicato da Vita in Campagna e il bambù gigante:

Vita in Campagna 06/2017 e  il bambù gigante
Vita in Campagna 06/2017 e  il bambù gigante
Vita in Campagna 06/2017 e  il bambù gigante
Vita in Campagna 06/2017 e  il bambù gigante

Siamo nel 2022 ed cinque anni passati dalla prima stesura di questo articolo molti fatti hanno profondamente sconvolto il sistema di coltivare il bambù vedi il seguente video:

bambuseti meccanizzabili

Anche i vivai non sono più gli stessi , i migliori sono quelli che forniscono piante adulte e con specie di bambù ben riconoscibili ovvero il Phyllostachys edulis è il RE dei bambù

Stevia… e gli steviosidi

Come visibile dalla cartina del Global Stevia Institute, in Europa il consumo di stevia è aumentato del 149% (2009-2014) e dal 2014 colossi come Coca Cola e Pepsi hanno lanciato sul mercato mondiale Coca Life e Pepsi True aumentandone enormemente il consumo.
Ora mi pare strano che fra gli agricoltori italiani e le loro organizzazioni, si parli ancora così poco di stevia con cui si possono fatturare 30.000€-33.000€ ad ettaro a fronte di un mercato europeo con un fabbisogno stimato di 100 tons/mese di foglie secche.

Proviamo a conoscerla meglio e vediamo quali sono i dolcificanti e come si estraggono dalla stevia?

Nel 1899 il botanico svizzero Moises Santiago Bertoni fece delle ricerche nell’ Est del Paraguay e studiò le piante selvatiche di stevia descrivendone le caratteristiche dolcificanti. Solo nel 1931 due chimici francesi Bridel e Lavielle, isolarono i glucosidi presenti nelle foglie. Gli steviosidi ed i rebaudiosidi sono 250-300 volte più dolci dello zucchero, stabili al calore, non fermentano ed sono a zero calorie. L’ esatta struttura molecolare fu pubblicata nel 1955.

Il primo uso commerciale, dopo che il ciclamato e la saccarina furono sospettati essere cancerogeni, si ha in Giappone nel 1971 . I giapponesi sono attualmente i maggiori consumatori al mondo di stevia: almeno il 50% dei dolcificanti presenti nei loro cibi e bevande ( Coca Cola compresa) è a base di estratti da stevia. La Cina è il maggior esportatore di steviosidi.

In termini di frazione di peso, i quattro glicosidi Steviolici presenti nel tessuto vegetale dello stevia sono:
 5 – 10% di stevioside (250-300X di zucchero)
 2-4% rebaudioside A – più dolce (350-450X di zucchero) e meno amaro
 1-2% di rebaudioside C
 ½-1% dulcoside A.

Un recente studio condotto presso l’Università di Bonn in Germania ha scoperto che
i glicosidi steviolici rimangono invariate durante le fasi di lavorazione conformandosi alle specifiche del comitato di esperti sugli additivi alimentari (JECFA), un comitato amministrato congiuntamente dalla F.A.O. e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità .

Il maggior centro di estrazione è in Malesia. In questo paese la PureCircle fondata nel 2001, fornitrice di Coca Cola e Pepsi, ha investito 300 milioni di dollari nelle proprie tecnologie di estrazione. Questo centro, come altri nel mondo, lavora per ottimizzare i processi di estrazione ma anche per togliere il retro-gusto di liquerizia che si nota in alcuni estratti di stevia in commercio.

Il sistema di estrazione può essere enzimatico  come in California; con esso si ottiene una purezza di Reb A anche 2 a 3 volte maggiore rispetto alla purificazione tradizionale.  In Europa si stanno mettendo a punto sistemi di estrazione tramite acido lattico e nano-filtrazione. Utilizzando l’ acqua, i residui delle foglie, dopo il processo di estrazione, possono essere usati per l’alimentazione del bestiame.

Diseguito un impianto in India

impianto India

 

 

Stevia…salute e profitti

Vorrei partire da un interessante studio fatto dal prestigioso Istituto di Ricerche del Credit Suisse una delle più quotate banche a livello mondiale.

Nel video che vi allego troverete esposte le problematiche insite nel consumo non razionale dello zucchero, delle malattie che ne derivano e di come dolcificanti naturali a ZERO calorie come la stevia siano una delle soluzioni al problema.

Video Credit Suisse Research Institute

Molti governi , come il Messico, di fronte agli enormi costi che la Sanità pubblica deve affrontare per combattere l’obesità e malattie connesse, hanno aumentato la tassazione delle bevande zuccherate già dal 2014. Negli anni successivi hanno rilevato una diminuzione del consumo di bevande del 7,6 %., sulla stessa linea di riduzione del consumo di zucchero, si sta muovendo la Federazione Mondiale dei Dentisti

Visto che circa la metà della popolazione europea è sovrappeso, è facile dedurre quanto posso essere grande il mercato degli edulcoranti di cui gli stevioidi estratti dalla stevia rivestono un ruolo fondamentale.

Gruppi come Coca Cola, Pepsi, Zuegg, Ferrero stanno già utilizzando e pubblicizzando prodotti contenenti derivati della stevia.

Vale ancora la pena insistere in coltivazioni estensive come pomodoro da industria o barbabietola da zucchero, colture a basso rendimento e con alti costi di gestione ???

Considerando un prezzo di ritiro fra i 2,5€ – 3,5€al kilo per le foglie secche, il fatturato per una piantagione di 10-20 ettari e per 2 raccolti l’ anno ( la raccolta avviene ogni3-4 mesi) è di 18.000-20.000 $ l’ettaro.

Per saperne di più contattami 3701323488

dav

Stevia…El Dorado verde

Per chi vuole farsi velocemente un’idea di alcune delle piantagioni in essere e delle enormi potenzialità di mercato di questa pianta ecco alcuni video esplicativi:

stevia in Equador

https://www.youtube.com/watch?v=XCo7qWM5O5Q

prima azienda in Nord California per produzione e trasformazione stevia

https://www.youtube.com/watch?v=Mg7tBo8nq5Q

TRANSPLANTING di stevia in Francia, vista con i droni

https://www.youtube.com/watch?v=Zsnr_XM4xFg

Coltivazioni in India

https://www.youtube.com/watch?v=gYRhEHVr0c0

Servizio televisivo ed intervista direttore azienda californiana

https://www.youtube.com/watch?v=Bv5rnDn-fVk

Produzione e ricerca in Kenia

https://www.youtube.com/watch?v=mP8MgYkG694

A fine 2016 erano oltre 10.000 i prodotti contenenti stevia, a riprova della gigantesca crescita di questo edulcorante naturale a zero calorie.

La PureCircle citata nel testo è quella che collabora con la Coca Cola con piantagioni in Kenya ed in Malesia ove ha da poco investito 42 milioni di $ in un nuovo impianto per l’estrazione della steviosidi.

prodotti a base di stevia

Stevia per una agricoltura eco-sostenibile

stevia granada coltivazione

Nella foto in testa : piantagione in zona semi-arida Almeria Spagna qui sotto Granada

COP21 Parigi: bambù ecosostenibile

L’obiettivo è chiaro: raggiungere le “net zero emissions”, zero emissioni nette. Resta da capire entro quando.

Sono passati sei anni dalla Cop21 di Parigi, quando è stato preso il primo vero impegno comune per il clima. Impegni riconfermati durante l’ultimo G20 di Roma, durante il quale le principali potenze economiche mondiali hanno concordato di raggiungere le zero emissioni nette “entro o intorno alla metà del secolo”. Oggi e per le prossime due settimane, a Glasgow, i Paesi sono chiamati a rendere conto dei provvedimenti concreti che intendono mettere in atto per mantenere l’aumento della temperatura globale al di sotto di 1.5°C. 

Io penso che gli agricoltori dovranno fare la loro parte , impegnandosi a  produrre cibo sano e nutriente, ma diversificando le colture e  puntando come dice la COP21 Parigi: bambù ecosostenibile.

Una carta vincente può essere il BAMBU’ GIGANTE che cattura enormi quantità di CO2 e genera fino al 35% più ossigeno rispetto ad altre specie arboree, producendo al contempo notevoli margini di guadagno.

bambuseto nel torinese un esempio COP21 Parigi di bambù ecosostenibile
bambuseto nel torinese

Un ettaro di bambù gigante trasforma in ossigeno fino a 62 tonnellate di CO2 / anno.

Mentre 1 ettaro di bosco giovane sottrae all’ atmosfera solo 15 tonnellate di CO2 / anno. (Fonte: J. Janssen, Università Tecnica di Eindhoven, 2000 – COP21 Parigi: bambù ecosostenibile).

Non solo ma ora tramite i satelliti possiamo osservare quanto, veramente, stiamo inquinando, Paese per Paese.

Dunque per certificare il rispetto degli accordi climatici (su tutti quelli di Parigi, la Cop 21 e di Glasgow, Cop 26) e per monitorare tutto ciò che, per un terremoto o un cedimento, potrebbe crollare.

E infine per mettere a frutto tutte queste informazioni e creare dei bambuseti che generano ricavi, per fare business ci vuole una strategia ed un agronomo con esperienza specifica. Tutte queste cose sono strettamente collegate all’ambiente ed alla agricoltura 4.0.

Tema: Baskerville 2 di Anders Noren.

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