Si allunga la lista dei prodotti a base di dolcificanti estratti dalla stevia.
E’ di questi giorni in fascia Prime TV la pubblicità del VIGORSOL EASY chewing gum dolcificato con steviosidi quindi a zero-calorie a tutto godimento anche dei diabetici.
Non è mio intento fare pubblicità alla Perfetti Van Melle uno dei principali Gruppi dolciari al mondo che produce e commercializza caramelle e chewing gum in oltre 150 Paesi.
Voglio solo evidenziare che la lista dei prodotti a base di derivati di stevia da parte di colossi a livello mondiale quali Coca Cola e Pepsi è già lunghissima ma anche le PMI si stanno muovendo. Questo per rispondere ad alcuni scettici, anche agronomi , che mi scrivono che coltivare la stevia è un investimento poco sicuro per le incertezze sul collocamento del prodotto. Certo fatto senza i gusti criteri e conoscenze è un rischio ma in questo posso esservi d’ aiuto.
Quanti obesi e diabetici vorrebbero domenica gustarsi un bel vassoio di cannoli siciliani ?
A disposizione di industrie e laboratori dolciari che vogliono dare un’ alternativa a ZERO-CALORIE alla loro clientela particolare !!!
Il 14 agosto è stato pubblicato da una delle più prestigiose società di Analisi di Mercato, il Report sulle favorevoli prospettive di crescita, a livello internazionale, del mercato della stevia per 2017-2021.
Il documento fà un’ analisi dettagliata di marketing e delle quattro industrie di estrazione leaders mondiali:
Tate & Lyle, PureCircle Ltd., Cargill and GLG Life Tech
aziende che a loro volta forniscono colossi quali Coca Cola e Pepsi e non solo.
Nella prefazione si legge fra l’ altro che il mercato globale dello stevia è supportato da vari fattori di crescita, come la consapevolezza di prodotti consumabili a basso contenuto calorico, iniziative governative di contrasto (all’ obesità e lotta al diabete), incremento della visibilità del prodotto nel mercato al dettaglio, ecc. Alcune nuove tendenze di mercato sono il lancio di nuovi prodotti (dolcificanti a zero calorie anche da forno), la domanda di antiossidanti (contenuti negli steviosidi ), la domanda di stevia biologica, ed altro.
Chi vuole approfondire l’ argomento può contattarmi su stevia1949@gmail.com
Una coltivazione di stevia dà una resa di 20.000 € – 30.000 € per ettaro a seconda si facciano due o tre raccolti di foglie all’anno.
La ricerca di una società asiatica ha evidenziato che, non solo è un dolcificante naturale a ZERO calorie, ma che contiene anche l’ 1,5% di acido clorogenico: un potente anti-ossidante.
A riprova di quanto questa pianta possa dare grandi redditività agli agricoltori , è di questi giorni la notizia che nelle sue foglie è presente l’ acido clorogenico in quantità elevate: quantitativi analoghi di anti-ossidanti si trovano nei mirtilli mentre il the verde , bevanda conosciuta per le sue proprietà anti-invecchiamento, ne contiene un settimo secondo la scala internazionale ORAC (Oxygen Radical Absorbance Capacity) .
Questo acido , secondo gli scienziati, è uno dei più potenti antiossidanti presenti in natura ed è in grado di neutralizzare i radicali liberi (molecole che si formano come rifiuto nelle normali reazioni chimiche all’interno dell’organismo).
Alla sagacia degli agricoltori , il saper cogliere questa opportunità !!!
Arriva in Italia la rivoluzione dolce della STEVIA.
Come ci informa il portale informazionemoderna.info, il 3 luglio 2017, il colosso mondiale dello zucchero, Eridania , altro marchio storico d’ eccellenza italiana passato un anno fà ai francesi, lancia sul mercato due nuovi prodotto di origine naturale lo Sciroppo d’Agave alla dolcezza della Stevia ( contiene glicosidi steviolici)
In testa avete trovato Tropical & Stevia zucchero di canna e stevia, che assicura elevato potere dolcificante e ridotto apporto calorico, un prodotto biologico ottenuto nel pieno rispetto dell’ambiente e OGM free.
Quasi contemporaneamente arrivano i gelati a base di STEVIA: la Sammmontana lancia la gamma Levia senza zucchero e propone un gelato ai gusti crema e vaniglia ed i ghiaccioli assortiti limone e pompelmo rosso.
In effetti l’ avvento della stevia in Italia è avvenuto nel 2012 dopo l’ autorizzazione alla commercializzazione di questo dolcificante da parte di Efsa (European food safety authority) in tutti i Paesi dell’Unione Europea. “I prodotti a base di stevia, o meglio dello stevioside contenuto negli estratti delle foglie, sono di origine naturale proprio come lo zucchero, ma hanno un apporto calorico nullo . A gennaio di quell’ anno è iniziata in Italia la distribuzione di Misura Stevia, prodotto da Merisant, azienda leader mondiale nei dolcificanti da tavola.
Domanda: cosa aspettano gli agro-imprenditori e le loro associazioni a prendere ” il treno” della stevia in sostituzione di colture che affamano i nostri contadini ???
Per inciso in queste ultime settimane oltre 3000 persone hanno visto sul mio blog , i post della stevia.
In vero il rapporto è molto più alto fra coltivazioni di stevia in Marocco, 7000 ettari, e l’Italia, ove forse, arriviamo a 100 ettari.
Ma non siamo il 7° paese più industrializzato al mondo ?
In Marocco, l’Istituto Nazionale d’ Agricoltura di Meknès, ha iniziato la sperimentazione della stevia, nel 2008 ovvero di una delle colture più redditizie in assoluto.
Dopo aver identificato gli ibridi più compatibili alle condizioni pedo-climatiche locali, ha avviato la promozione presso gli agricoltori marocchini che nel giro di qualche anno stanno arrivando ad una superficie di 7000 ettari. Non solo, ma il Governo Marocchino anticipa ai coltivatori , uno degli investimenti più onerosi, il costo dell’ impianto a goccia, che viene ripagato dopo il secondo anno di raccolta con i proventi ricavati dalle vendita delle foglie secche.
La resa di foglie secche, secondo quanto scrive Malika ALAMI, è di circa 1 500 kg nel primo anno e una resa di 3 500 kg è possibile negli anni successivi (anni 2 e 3) con quattro tagli all’anno (marzo, maggio, luglio settembre).
Nel sud-Italia sono possibili, a regime, tre tagli con un rendimento di circa 30.000 € all’anno.
Chi fosse interessato ad un progetto pilota di un ettaro per avviare una coltura estensiva di STEVIA, 80 ettari , può contattarmi anche per telefono 3701323488.
Dopo il bambuseto gigante di due ettari piantumato l’ anno scorso a Porcigatone, quest’ anno se n’ è aggiunto un altro vicino a Bedonia, e con questi diventano due quelli in Val di Taro.
L’appezzamento di terreno presenta un forte declivio, con alcune zone sassose.
Non sarebbe idoneo per le colture tradizionali ma ben si può adattare al bambù un’erba gigante ed infestante che se opportunamente gestita, porta nell’ arco di 5-6 anni alti rendimenti , dell’ ordine di 15.000-20.000€ per ettaro.
A questo proposito và ricordato che è utile predisporre subito un fosso perimetrale per contenere la crescita dei rizomi all’interno dell’ area destinata alla coltivazione, da tenere periodicamente pulito.
Così , fra qualche anno, oltre ai rinomati porcini di Borgotaro, potremo gustare da Val di Taro i germogli freschi di bambuseti giganti a Kilometro ZERO, invece di quelli in salamoia dalla Cina.
Come visibile dalla cartina del Global Stevia Institute, in Europa il consumo di stevia è aumentato del 149% (2009-2014) e dal 2014 colossi come Coca Cola e Pepsi hanno lanciato sul mercato mondiale Coca Life e Pepsi True aumentandone enormemente il consumo.
Ora mi pare strano che fra gli agricoltori italiani e le loro organizzazioni, si parli ancora così poco di stevia con cui si possono fatturare 30.000€-33.000€ ad ettaro a fronte di un mercato europeo con un fabbisogno stimato di 100 tons/mese di foglie secche.
Proviamo a conoscerla meglio e vediamo quali sono i dolcificanti e come si estraggono dalla stevia?
Nel 1899 il botanico svizzero Moises Santiago Bertoni fece delle ricerche nell’ Est del Paraguay e studiò le piante selvatiche di stevia descrivendone le caratteristiche dolcificanti. Solo nel 1931 due chimici francesi Bridel e Lavielle, isolarono i glucosidi presenti nelle foglie. Gli steviosidi ed i rebaudiosidi sono 250-300 volte più dolci dello zucchero, stabili al calore, non fermentano ed sono a zero calorie. L’ esatta struttura molecolare fu pubblicata nel 1955.
Il primo uso commerciale, dopo che il ciclamato e la saccarina furono sospettati essere cancerogeni, si ha in Giappone nel 1971 . I giapponesi sono attualmente i maggiori consumatori al mondo di stevia: almeno il 50% dei dolcificanti presenti nei loro cibi e bevande ( Coca Cola compresa) è a base di estratti da stevia. La Cina è il maggior esportatore di steviosidi.
In termini di frazione di peso, i quattro glicosidi Steviolici presenti nel tessuto vegetale dello stevia sono: 5 – 10% di stevioside (250-300X di zucchero) 2-4% rebaudioside A – più dolce (350-450X di zucchero) e meno amaro 1-2% di rebaudioside C ½-1% dulcoside A.
Un recente studio condotto presso l’Università di Bonn in Germania ha scoperto che
i glicosidi steviolici rimangono invariate durante le fasi di lavorazione conformandosi alle specifiche del comitato di esperti sugli additivi alimentari (JECFA), un comitato amministrato congiuntamente dalla F.A.O. e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità .
Il maggior centro di estrazione è in Malesia. In questo paese la PureCircle fondata nel 2001, fornitrice di Coca Cola e Pepsi, ha investito 300 milioni di dollari nelle proprie tecnologie di estrazione. Questo centro, come altri nel mondo, lavora per ottimizzare i processi di estrazione ma anche per togliere il retro-gusto di liquerizia che si nota in alcuni estratti di stevia in commercio.
Il sistema di estrazione può essere enzimatico come in California; con esso si ottiene una purezza di Reb A anche 2 a 3 volte maggiore rispetto alla purificazione tradizionale. In Europa si stanno mettendo a punto sistemi di estrazione tramite acido lattico e nano-filtrazione. Utilizzando l’ acqua, i residui delle foglie, dopo il processo di estrazione, possono essere usati per l’alimentazione del bestiame.
Per chi vuole farsi velocemente un’idea di alcune delle piantagioni in essere e delle enormi potenzialità di mercato di questa pianta ecco alcuni video esplicativi:
A fine 2016 erano oltre 10.000 i prodotti contenenti stevia, a riprova della gigantesca crescita di questo edulcorante naturale a zero calorie.
La PureCircle citata nel testo è quella che collabora con la Coca Cola con piantagioni in Kenya ed in Malesia ove ha da poco investito 42 milioni di $ in un nuovo impianto per l’estrazione della steviosidi.
Molti mi conoscono come esperto del “bambù gigante” ma nei due anni recentemente passati in Ghana, ho avuto modo di vedere e conoscere le peculiarità di un’ altra pianta, dalle enormi potenzialità la : STEVIA In “pillole” vi esporrò di seguito gli aspetti agronomici e reddituali di questa nuova e proficua coltura una vera “miniera verde”.
La stevia entra in produzione in pochi mesi ed il mercato di sbocco è già pronto : colossi come Coca Cola, Zuegg, Vigorsol ed EstaThe (Ferrero) hanno inserito la stevia o meglio lo stevioside come edulcorante, ma conosciamola nel dettaglio:
nome botanico stevia rebaudiana
è una pianta erbacea, perenne
conosciuta da migliaia d’anni in America Latina dagli indiani Guarani, in epoca pre-colombiana, come “erba dolce”
potere edulcorante 200-300 volte lo zucchero
zero calorie
durata della coltura quattro anni, due-tre raccolti all’anno
richiede terreni freschi e ben drenati, inverni miti,
irrigazione a goccia
in Giappone copre il 50% del mercato degli edulcoranti
in Europa , autorizzata dal dicembre 2011, copre solo l’ 1,5 %
mercato mondiale della stevia nel 2020 sugli 11-17 miliardi di $
l’obesità come il diabete sono un grosso problema ed i Governi stanno studiando soluzioni, come gli edulcoranti naturali a zero poche calorie, per combattere i costi sociali
Le piantagioni in Italia sono ancora poche, a differenza di Spagna e Grecia che si sono già lanciate in colture estensive. Le regioni più indicate sono quelle al Sud o zone con inverni miti non costiere.
Centri di produzione di stevia in Grecia
L’ investimento è importante: in primis sulle piante madri ibride.
Facendo una proiezione su 25 ettari , il rendimento annuo è di 313.250€ ovvero una resa all’ ettaro 12.530 €.
Visto l’interesse delle grandi azienda, è possibile fare un contratto di ritiro ad un prezzo già prefissato per le foglie essicate di stevia.
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Per ulteriori dettagli guardate questo video di Linea Verde
Pomodoro e bambù gigante: due storie diversamente affascinanti.
“Il pomodoro ha origini dal Perù, Equador e Messico ove era conosciuto col nome azteco “xitomate” o “zitomate” e giunse in Spagna e poi in Italia nel ‘500
Attraverso il possedimento spagnolo di Napoli, nel sec. XVI, il pomodoro, con il nome di “mela d’oro” o “pomo d’oro” e attraverso Genova e Nizza arrivò in Provenza, utilizzato prevalentemente per abbellire i balconi. Dalla Spagna, al seguito della dominazione Araba, il pomodoro arrivò anche in Sicilia, dove si trovano le più antiche ricette italiane a base di pomodoro” .
A poche centinaia di kilometri già allora si estendevano enormi foreste di bambù gigante: la sua diffusione si allaga dalla Cina al Sud Est Asiatico, India , Madagascar, Africa Centrale, Stati a Nord dell’ America Meridionale.
distribuzione del bambù nel mondo
Solo in Cina ci sono 7 milioni di ettari di bambuseti, un’ estensione pari ad un quarto dell’ Italia ed un indotto di centinaia di milioni di euro.
Fatta questa premessa , è evidente che non stiamo parlando di piante poco conosciute o sperdute in qualche altopiano dell’ Himalaya.
Eppure pochi di noi agronomi, in Italia siamo circa 20.000, ci siamo chiesti se questa pianta erbacea “gigante “ potesse essere utile quale diversificazione di colture con rendimenti marginali. E che dire delle 23 facoltà d’ agraria presenti in Italia ? Possibile che nessun docente si sia mai chiesto se questa coltivazione potesse essere di qualche interesse per sollevare le sorti della sofferente agricoltura italiana ?
E qui può venire una riflessione, anche se non l’unica, sull’ oscurantismo che fino a ieri ha accompagnato il bambù gigante: che interesse può suscitare una pianta che si semina ogni cento anni e non richiede l’utilizzo di diserbanti ed antiparassitari ?
C’è voluto non un agronomo od un docente d’agraria ma un albergatore di Cattolica con buon fiuto per gli affari , per portare alla ribalta il bambù gigante ed avviare, in Italia, un piano industriale imperniato su questa affascinante e redditizia coltivazione.
Naturalmente come tutte le coltivazioni, anche il bambù ha le sue problematiche: và fatta un’ attenta analisi dei terreni ove impiantare, seguendo le regole agronomiche tipiche dei bambuseti industriali che purtroppo pochi conoscono.
Ma perché piantare il bambù gigante ?
L’ agricoltore avveduto è quello che guardando al futuro riconosce le nuove tendenze dei consumatori. E’ di questi giorni la campagna nazionale della Scotti sul riso ( di origine indo-pakistana ) basmati: solo un anno fa chi avrebbe osato pubblicizzare un riso che non fosse una varietà Carnaroli o Arborio ? Non vi è dubbio che una società come il Gruppo Scotti, con oltre 220 milioni di euro di fatturato , abbia fatto approfondite indagini di marketing prima di lanciare un nuovo riso orientale.
Anche nella cucina , la globalizzazione porta alla ricerca di nuovi prodotti, motivo per cui fra due-tre anni troveremo sugli scaffali dei supermercati i germogli di bambù freschi, che soppianteranno quelli in salamoia, di cui già ora se ne consumano, importati, circa 4000 tonnellate .
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